L’INCHIESTA SULLE ACQUE DEL GRAN SASSO

Il 13 settembre prossimo avrà inizio il Processo nei confronti dei vertici di Strada dei Parchi, Ruzzo Reti e dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare: i reati contestati dalla Procura di Teramo sono l’inquinamento ambientale (art. 452 bis c.p.) e il getto pericoloso di cose (art. 674 c.p.).

I FATTI Una prima contaminazione delle falde acquifere del Gran Sasso, avvenuta nel 2002, diede il via a uno stanziamento di 80 milioni di euro per gli interventi di ripristino e di impermeabilizzazione delle gallerie. A distanza di quindici anni il secondo episodio, un presunto sversamento di un solvente denominato “toulene”: l’8 maggio del 2017 la Ruzzo (società di gestione della rete idrica) dichiarava l’acqua “non potabile”, sulla base di una serie di prelevamenti di campioni disposti dalla Asl di Teramo. Il giorno successivo L’Arta (Agenzia Regionale per la Tutela dell’Ambiente) sancì il ritorno alla normalità, con nuove analisi che evidenziarono valori nella norma.

I REATI CONTESTATI: COSA RISCHIANO GLI IMPUTATI? La Procura teramana ha contestato ai dieci imputati un delitto (inquinamento ambientale) e una contravvenzione (getto pericoloso di cose).

Art. 452 bis c.p. “inquinamento ambientale” Chiunque abusivamente cagiona una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili delle acque (…) è punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 10.000 a euro 100.000;

Art. 674 c.p. “getto pericoloso di cose” Chiunque getta o versa, in un luogo di pubblico transito o in un luogo privato ma di comune o di altrui uso, cose atte a offendere o imbrattare o molestare persone, ovvero, nei casi non consentiti dalla legge, provoca emissioni di gas, di vapori o di fumo, atti a cagionare tali effetti, è punito con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda fino a euro 206.

Qualora venisse dimostrata la responsabilità in ordine a entrambi i reati contestati col vincolo della continuazione (ovverosia in esecuzione di un medesimo disegno criminoso) la pena applicabile sarà quella massima per il reato più grave aumentata fino al triplo.

I RISCHI LEGATI ALLA CHIUSURA DEL TRAFORO DEL GRAN SASSO Già il 5 aprile scorso Strada dei Parchi (Ente che gestisce quel tratto di strada) aveva comunicato ai soggetti preposti – fra cui il Ministero dei Trasporti, quello dell’Ambiente e la Regione Abruzzo – che avrebbe vietato la circolazione in entrambe le direzioni del traforo per “non incorrere in ulteriori contestazioni correlate a presunti pericoli di inquinamento delle falde acquifere e per “evitare la reiterazione del reato”. L’annunciata chiusura del traforo, prevista per il 20 aprile, venne posticipata al 19 maggio: qualora non venga scongiurata in extremis (oggi è previsto un vertice per commissariamento e messa in sicurezza) i gestori rischiano fino a un anno di reclusione per interruzione di pubblico servizio (art. 340 c.p.).

Avv. Stefano FRANCHI

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